Caso di cronaca

"CASO DI CRONACA ", dice la giornalista Caterina Bizzarri al Tg La 7.
Lascia smarrite un femminicidio compiuto da un adolescente su una coetanea e non basta più dire "Se toccano una toccano tutte". Sappiamo bene che la violenza contro le donne rimanda alla storia e alla cultura di un potere maschile millenario e che il senso comune, così come i saperi, i linguaggi,  le istituzioni della vita pubblica ne sono ancora oggi impregnati.

Non resta che interrogarci sulla precocità dell' ambiguo, alienante rapporto tra i sessi, sulla difficoltà ad affrontarlo in ambito famigliare, sugli ostacoli o le campagne denigratorie che compaiono ogni volta che si tenta di portare dentro la scuola le problematiche legate al genere. 

Non possiamo neppure, nel caso di un adolescente, gridare "al mostro!", senza guardare con angoscia e sospetto un figlio o un nipote. Realisticamente, non rimane che chiederci se anche le consapevolezze nuove e le pratiche politiche del femminismo siano ancora capaci di analizzare il sessismo, la cultura patriarcale nei suoi risvolti profondi, partendo da quell'immaginario che, incorporato dai singoli e divenuto struttura portante di tutte le civiltà finora conosciute, trae alimento da sedimenti inconsci, paure,  desideri, pulsioni che sfuggono a ogni controllo. Non si uccide per un "raptus", ma non si possono neppure ignorare le ragioni profonde e il contesto storico, psicologico a cui sono legate, e da cui parte la spinta a uccidere e  talvolta a uccidersi per quanto riguarda l'aggressore.

Negli anni 70 l'abbiamo chiamata "autocoscienza", "pratica dell'inconscio". Il campo di indagine era allora la sessualità femminile e la maternità. Oggi è  la sessualità maschile che ha bisogno di interrogarsi, sono gli uomini a dover trovare le pratiche politiche per un cambiamento che tocca le loro vite quanto il modello di società che porta il segno del lungo dominio maschile.

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