SCRITTURE
Pubblicazioni a periodicità varia, articoli e monografie legati alle intuizioni più originali degli anni 70, alla continuità e all’approfondimento delle sue pratiche, alle difficoltà che ha incontrato anche nel confronto con altri orientamenti del femminismo italiano.
PUBBLICAZIONI SERIALI
L'erba voglio: servitù e liberazione di massa
descrizione della rivista
Rivista digitalizzata disponibile sul sito dell'archivio Primo Moroni.
🌐 https://www.inventati.org/apm/archivio/320/ERB/lerbavoglio.php
Il desiderio dissidente, ieri e oggi, intervista di Marina Montanelli a Lea Melandri.
🌐 https://www.iltascabile.com/societa/intervista-lea-melandri/
L’Erba voglio. Articolo di L. M. su dinamopress.org in occasione della riedizione del volume “Il desiderio dissidente” con Derive Approdi (2018)
L’Erba voglio. Articolo di L. M. sul sito della Libreria delle donne di Milano
🌐https://www.libreriadelledonne.it/_oldsite/news/articoli/Liberaz180207.htm
Sottosopra
Sottosopra è pubblicato tra il 1973 e il 1976, senza periodicità fissa, per iniziativa di alcuni gruppi femministi milanesi. Sono raccolte le esperienze e le riflessioni generate negli incontro tra i tanti collettivi che esistevano in Italia.
Rivista digitalizzata disponibile sul sito della Biblioteca delle donne di Bologna
🌐 https://bibliotecadelledonne.women.it/rivista/sottosopra/#fascicoli
Lapis. Percorsi del femminismo
Rivista digitalizzata disponibile sul sito della Biblioteca delle donne di Bologna.
Nel gennaio 1988 esce, per le Edizioni Caposile di Milano, il primo numero della rivista "Lapis". I simboli e le metafore con cui si presenta al pubblico sono quasi tutte di carattere 'spaziale': dal sottotitolo, "percorsi della riflessione femminile", alla didascalia che compare nella quarta di copertina, "una geografia non una genealogia, paesaggi inquinati ma dove può nascere movimento e libertà", fino all'editoriale che ne esplicita le intenzioni: "uno spazio di scrittura da cui tornare a interrogare le sperienze delle donne (...) situate attualmente su punti lontani e tra loro estranei".
Nel marzo 1989, dopo quasi un anno di sospensione dovuto alle difficoltà economiche del primo editore, "Lapis" passa alla Faenza Editrice e successivamente, nel 1993, alle Edizioni La Tartaruga fino al dicembre 1996, quando anche la casa editrice fondata da Laura Lepetit è costretta ad abbandonarne la pubblicazione. Dopo la chiusura, la redazione deciderà di far uscire due libri: Lapis. Sezione aurea di una rivista 1987-1997 (a cura di Lea Melandri, Il Manifestolibri, Roma 1998) una raccolta degli articoli ritenuti più significativi del progetto "Lapis", e Incubi di pace (a cura di Paola Redaelli, con Laura Kreyder, Lea Melandri, Maria Nadotti, Il Manifestolibri, Roma 2000) scritti inediti riguardanti in modo particolare le emozioni suscitate dalla Guerra nella ex-Jugoslavia.
MONOGRAFIE
L'infamia originaria
L. Melandri, L’infamia originaria. Facciamola finita col Cuore e la Politica, edizioni L'erba voglio, Milano, 1977
Quarta di copertina:
"Chi mai, oggi, si dichiara ufficialmente ostile al movimento delle donne? Dal papa al segretario generale del partito comunista, è tutto un coro di gentili consigli e auguri.
Ma che le donne, dall'interno della loro condizione, si azzardino a porre seriamente in dubbio l'universo ormai rigido della politica e della vita, e subito piovono rifiuti rabbiosi, condanne ex cathedra e distorsioni Inaudite.
Di queste speciali attenzioni, Lea Melandri - insegnante, redattrice de l'Erba voglio rivista - è da anni un bersaglio preferito. Non per caso. Attraverso una ricerca personale, di cui questo libro testimonia, essa pone acutamente domande - sulla sopravvivenza, sulla separazione tra sessualità e economia e tra individuale e collettivo - che disturbano profondamente il sapere-potere costituito".
L.M., L'infamie originaire, des femmes, Paris 1979
L. M., La infamia originaria, Ed. Ricou (Hacer), Barcelona-12 (Espagna), 1980
L.M., L’infamia originaria, Manifestolibri, 1997. Ristampa.
Quarta di copertina:
"L'infamia originaria, che viene qui riproposto a quarant'anni dalla sua
prima edizione (1977), è uno dei primi e dei più importanti testi
teorici del femminismo italiano, che conserva intatto il suo potenziale
di rottura e di provocazione.
Il lavoro di Lea Melandri,
che nasce dall'esperienza della rivista "L'Erba Voglio", è una critica
che investe al tempo stesso l'ordine economico e quello sessuale che,
«si implicano e si sostengono reciprocamente». La scoperta della
contraddizione di sesso, dell'infamia originaria che segna la società
patriarcale, diventa quindi il punto di partenza per mettere in
discussione le forme consolidate e tradizionali dell'agire politico,
quelle stesse che venivano irrise dal movimento del settantasette".
Come nasce il sogno d'amore
L.M , Come nasce il sogno d’amore, Rizzoli, Milano 1988
L.M., Come nasce il sogno d’amore, Bollati Boringhieri, Torino 2002. Ristampa.
L.M., Come nasce il sogno d’amore, Bollati Boringhieri, Torino 2025. Nuova edizione.
Quarta di copertina:
Il sogno d’amore, idealizzato come fusione assoluta, miracolosa, «che di due esseri complementari fa un solo essere armonioso», è da sempre ritenuto una questione femminile. Affrontato in modo complesso e sfaccettato negli anni Settanta, l’amore romantico, nelle sue molteplici forme, è stato a lungo trattato con sospetto dalla teoria femminista, considerato il riflesso di strutture patriarcali, ridotto a tabù. Lea Melandri, tra le protagoniste del movimento femminista italiano, sceglie di affrontare il tema e indagarne l’enorme portato simbolico. Nell’amore romantico, infatti, il desiderio di perdersi nell’altro alimenta una fusione che, per le donne, è stata per molto tempo un imperativo generazionale, rappresentato come il retaggio più antico di una misteriosa quanto inafferrabile «memoria del corpo».
In Come nasce il sogno d’amore Melandri intreccia il proprio vissuto con il pensiero di Sibilla Aleramo, fil rouge e fulcro della sua analisi. Ma sono anche le parole prese a prestito da Michelstaedter, Nietzsche e Freud a mostrare come il sogno d’amore trascenda il genere femminile e investa profondamente anche la psiche maschile.
«Il fatto è», scrive Alberto Asor Rosa nell’Appendice al libro, «che Melandri si mette dal punto di vista del genere umano femminile, ma parla per tutti e due.
[…] Man mano che l’identità femminile si definisce ed acquista rilievo, quella maschile, quasi per un fatale travaso di energie, sbiadisce e si fa sempre più inafferrabile».
In questo saggio riproposto più di vent’anni dopo la prima uscita, Melandri esplora le illusioni del sogno d’amore con una profondità che smaschera le dinamiche di potere nei rapporti affettivi, e offre una lettura – provocatoria e attualissima – per comprendere l’amore oltre gli stereotipi.
Lo strabismo della memoria
L.M., Lo strabismo della memoria, La Tartaruga edizioni, Milano 1991
L.M , Lo strabismo della memoria, Edizioni Smasher, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) 2019. Ristampa
Dalla quarta di copertina:
Ci sono libri che non hanno inizio né fine. Vanno aderenti alla vita, e, come capita nella vita, si ripetono, tornano ossessivamente sugli stessi luoghi, si arrestano e poi ci riprovano.
Ciò è tanto più vero per una raccolta di scritti che hanno disegnato nel tempo, quasi a loro insaputa, un percorso di ricerca, le linee di un sapere convinto che non si possa separare la teoria dall’esperienza, l’eredità storica e culturale della memoria che si è depositata nel corpo e nella vita intima di ogni singolo. A un pensiero che comincia a riconoscere la sua parentela con i sogni, con gli affetti, con la sessualità, sembra essere connaturata la rilettura, il viaggio all’indietro, o gli andirivieni, di chi ripercorre lo stesso paesaggio per vedere ciò che non ha visto prima. Così vengono rivisitate le vicende della storia personale, le tappe della scrittura, della riflessione solitaria e del lavoro collettivo, ma anche soprattutto gli eventi che, sepolti nella preistoria degli individui e della specie, hanno finito per costituire, rispetto al mondo dell’uomo, un altrove, temuto e sospirato, esaltato e immiserito: la nascita dal corpo di una donna, l’accoppiamento, la nostalgia dell’unità a due dell’origine, l’imporsi delle figure della madre e del figlio come impianto immaginario di tutti i dualismi (maschile/femminile, natura/storia, mente/corpo, materia/forma, ecc.).
La mappa del cuore
L.M , La mappa del cuore. Lettere di adolescenti ad un giornale femminile, Rubbettino Editore , Soveria Mannelli 1992
L.M., La mappa del cuore. Lettere di adolescenti ad un giornale femminile, enciclopediadelledonne.it libri, Milano 2021
Quarta di copertina:
Ha fatto scuola questa corrispondenza fra una femminista come Lea Melandri e le sue lettrici e i suoi lettori sulle pagine di “Ragazza In”. Uno spazio di reciproca interpretazione, un dialogo bizzarro e profondo che rivela l’universalità di interrogativi, istanze, desideri che appartengono a tutte le giovani persone alle prese con le grandi sfide del crescere e del comprendere. Una selezione degli articoli raccolti in quella rubrica sono stati scelti e pubblicati in un volume, qui riproposto con una nuova introduzione dell’autrice.
L’attualità di questo libro è stata messa in evidenza anche nello spettacolo che ne hanno tratto Fiorenza Menni Andrea Mochi Sismondi La mappa del cuore di Lea Melandri.
Migliaia di foglietti
L.M., Migliaia di foglietti. Mineralogia del mondo interno, MobyDick/Cooperativa Tratti Faenza 1996
Le passioni del corpo
L.M., Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati Boringhieri, Torino 2001
Preistorie
L.M., Preistorie. Di cronaca e d'altro, Filema, Napoli 2004
Quarta di copertina:
"Preistorie" è un'intensa e appassionata riflessione sul corpo, l'amore, l'infanzia, il rapporto tra i sessi, la famiglia, la convivenza sociale. Prende spunto da fatti di cronaca, che hanno profondamente colpito l'immaginario collettivo, e cerca di coglierne l'interiorità, quelle spinte sotterranee, a volte inquietanti o esplosive, che agitano la vita dei singoli, spesso all'insaputa degli stessi protagonisti. Con uno sguardo obliquo sul nostro tempo, l'autrice riporta i "mostri", usciti dal vaso di Pandora, all'esperienza comune e delinea le parentele insospettabili tra la violenza e l'amore, tra la vittima e l'aggressore, tra le libertà dell'Occidente e la miseria del resto del mondo.
Le passioni di Lea
AAVV, Le passioni di Lea. Storia di un incontro ravennate, a cura di Piera Nobili, Maria Paola Patuelli, Serena Simoni, Longo editore Ravenna 2006
La perdita
Manuela Fraire e Rossana Rossanda, La perdita, a cura di Lea Melandri, Bollati Boringhieri, Torino 2008
Quarta di copertina:
La «perdita» è un tema da un lato troppo presente, dall’altro
ancora lontano: idea assillante ma sospesa sul vuoto dell’esperienza che
avrebbe potuto sostanziarlo di pensieri e sentimenti reali. Forse la
condizione «giusta», né troppo dolorosa né troppo distaccata, per
pensare la morte propria e delle persone che abbiamo amato, non si dà
mai. La morte, come coscienza che siamo destinati a scomparire «a uno a
uno», come dicono Rossanda e Fraire, è il «grado zero» della
rappresentazione, l’«impensabile». Tra tutte le opposizioni
«incomponibili» che danno un’impronta «tragica» alla vita, la più
resistente ai nostri sforzi di pacificazione è sicuramente quella di un
Io costretto a riconoscersi straniero nel proprio corpo, parte del ciclo
biologico e, al medesimo tempo, di una «natura» speciale, irriducibile
alla materia di cui sono fatti gli altri viventi. «C’è un momento in cui
“pensare e scrivere la morte” non è più quell’impresa ardua che viene
lasciata ai poeti, ai mistici, ai visionari. È quando si apre, dentro il
ritmo vertiginoso degli impegni e delle relazioni quotidiane, una
smagliatura, il passaggio rapido, inafferrabile di un tempo “altro”, la
percezione che i morti, gli amici, i famigliari che abbiamo perduto
strada facendo, non ci hanno mai lasciato del tutto». (Lea Melandri)
Amore e violenza
L.M., Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà, Bollati Boringhieri, Torino, 2011
Quarta di copertina:
Nel comune sentire amore e violenza tendono idealmente a polarizzarsi: che cosa avrebbero da spartire lo slancio ardente verso l’oggetto del proprio desiderio e la brutale lacerazione dell’altro, la tenerezza e l’odio rabbioso, la passione vivificante e il gesto mortifero? In realtà il sentimento amoroso e l’atto violento si compenetrano da sempre, a partire dallo strappo che separa il maschio dal corpo di donna che lo ha generato. E sono intrecciati al punto da serrarsi in un nodo inestricabile che costituisce – sia per gli individui sia per i gruppi umani – il «fattore molesto» della civiltà. Con l’acutezza di sguardo di chi sa mettere a nudo le ambivalenze e le contraddizioni del rapporto di potere tra i sessi, Lea Melandri esplora la violenza reale e simbolica annidata all’interno delle relazioni più intime come la sessualità e la maternità. È su quel corpo con cui è stato tutt’uno, e con cui torna a fondersi nell’amplesso, che l’uomo si accanisce. Ma questa fuga estrema dal femminile che si perpetua, atavica, in ogni mano maschile levata sulle donne, conosce un’ultima contorsione, su cui Melandri invita a riflettere: l’attuale spazio pubblico femminilizzato sembrerebbe stemperare la «guerra tra i sessi», mentre è soltanto una nuova forma di dominio, a conferma ancora una volta dell’asservimento che ha ridotto le donne a vita biologica, virtù domestiche, prestazioni ancillari.
L.M., Love and Violence, traslated by Antonio Calcagno, Suny Press, University of New York Press, 2019
Alfabeto d'origine
L.M., Alfabeto d'origine, Neri Pozza, Milano 017
Quarta di copertina:
Il desiderio di scrittura può nascere per contagio: frequentazione, lettura, intrattenimento con altre scritture che lo muovono e che diventano modello, scuola di formazione. È il modo più frequente, ma anche quello che finisce facilmente per rientrare nei generi noti: l’ispirazione letteraria e i linguaggi specialistici, disciplinari.
Un altro percorso, meno visibile, è quello che parte da sommovimenti interni – pensieri, emozioni, sentimenti – che, nel tentativo di arrivare alla parola, trovano proprio nei linguaggi già dati della cultura una barriera.
La scrittura di Lea Melandri appartiene decisamente a questo secondo tipo. È una scrittura legata alla conoscenza di sé, all’esplorazione di zone rimosse: passioni elementari, sogni, costruzioni immaginarie, rappresentazioni del mondo, riconoscibili in ogni spazio e tempo, innanzi tutto attraverso le figure del maschile e del femminile, che il corso della storia ha modificato, ma non tanto da cancellare i tratti della vicenda originaria che ha dato loro volti innegabilmente duraturi.
Lea Melandri definisce questo modo di procedere, questo viaggio all’interno di sé, «scrittura di esperienza» che ha la spudoratezza necessaria per nominare «il mondo delle cose che non siamo stati capaci fino a questo punto di dire». Una prosa che non teme di scavare, attraverso parole, sentimenti, sogni, nell’intimità mancata nelle relazioni reali, nella memoria del corpo, sino al punto da costituire, come accade in queste pagine, un’autobiografia per interposta persona.
Questo corpo che mi abita
Rossana Rossanda, Questo corpo che mi abita, a cura di Lea Melandri, Bollati Boringhieri, Torino 2018
Quarta di copertina:
Parlare del corpo è smuovere un’«inquietudine». Ancor più per una donna che ha anteposto le ragioni del suo «io politico» al principio del «tutto è sessuato», in amichevole dissonanza nei confronti del pensiero femminista con cui non ha mai smesso di dialogare. Ma è quel sottile disagio – lo scarto che avverte tra sé e l’immediatezza biologica – a spingere felicemente Rossana Rossanda su un terreno inabituale. Lei che ha attraversato di furia, e contromano, il corso del mondo, non cede all’opacità indecifrabile del corpo, e mentre incombe l’età più fragile della vita lo interpella, lo scruta, gli dà del tu senza troppa confidenza e ne annota i cedimenti con moderata costernazione. «Da tutte le parti questo corpo che mi abita e che abito sfugge e mi torna, come se fosse l’anguilla della mia coscienza, un’anguilla attaccata a “me”». E sebbene l’oggetto del suo ragionare affilato le sembri provvisto di «tanta emotività quanto una grammatica», Rossanda riesce a infondervi, in modo quasi preterintenzionale, il battito di un incantamento, sia quando indugia sulle proprie splendide mani tradite dal declino, sia quando tocca questioni meno intime, gli inarrivabili canoni di bellezza delle dive o il travestitismo che permise ad alcune donne del passato di rimediare a uno stato di minorità. Nella sua messa a nudo, Rossanda rifugge però dall’idea che il sapere del corpo sia prerogativa femminile in virtù dei carichi simbolici assegnati ad esso da maternità e seduzione: è uno dei punti di maggiore sintonia con Lea Melandri, che anni fa ha ospitato sulla rivista «Lapis» gli articoli qui raccolti, e che oggi condivide con Rossanda la «malinconia dei tempi lunghi della storia».
Gli avvolgimenti del tempo
Lea Melandri, Gli avvolgimenti del tempo. Tra pandemie, guerre, sessismo e devastazione ambientale
Smasher, 2022
Quarta di copertina:
Una raccolta di scritti trova la sua ragione di essere nel filo conduttore che l’attraversa e l’accompagna sia pure in modo sotterraneo e appena percettibile per chi legge. Ma a sostenerla è soprattutto il movimento che fa il pensiero nel tentativo di afferrare gli avvolgimenti di un tempo segnato da eventi di particolare rilievo e drammaticità. Negli ultimi tre anni, a rendere ancora più incerta la sorta di una civiltà che oggi mostra segni evidenti di declino, sono sopravvenute, inaspettate e allarmanti, una pandemia, tuttora in corso anche se con effetti più attenuati, una guerra sul versante europeo, una accelerazione evidente del cambiamento climatico e un’innarestabile crescita della violenza sulle donne, dai femminicidi alla campagna contro l’aborto, sposata dai governi più reazionari.
La vita impresentabile
Antonio Attisani, Lea Melandri, La vita impresentabile. Femminismo e corpo teatro. Un dialogo
Cronopio, 2024
Dalla quarta di copertina:
«Mentre i realismi sono autoritari e maschili senza appello, nel grottesco saltano anche le identità di genere e si è fatalmente nel trans. Al limite, il grottesco non si può dire cosa sia, salvo che lì si assiste alla traiettoria delle convenzioni dal nulla al nulla.» (A.A.)
«Per riuscire a dare voce a ciò che resta “impresentabile” della vita, alla “visceralità” e alle ombre che si porta dentro, è necessario prima di tutto far cadere gli steccati che le hanno tenute imprigionate, dare diritto di cittadinanza e di esistenza, come dice Artaud, “ad atti per natura ostili alla vita delle società”.» (L.M.)
Dietro la cattedra, sotto il banco
Cattive Maestre, Lea Melandri. Dietro la cattedra, sotto il banco. Il corpo a scuola
Prospero, 2024
Quarta di copertina:
Se l’aula scolastica è il luogo del sapere istituzionale e legittimo, è negli angoli meno esposti – “dietro la cattedra” e “sotto il banco” – che si relega ciò che da quel sapere viene escluso: il corpo di studenti e insegnanti.
La vita intima, la storia personale, la sessualità e i sentimenti – le nostre esperienze più universali – non trovano spazio nel discorso scolastico ufficiale, così come manca una riflessione sul potere che volente o meno esercita chi insegna, sulla femminilizzazione del corpo docente, sulle implicazioni dell’associazione tra madre e maestra.
È necessario che l'educazione si rivolga alla persona nella sua interezza, superando la divisione tra corpo e mente, se si vuole che la scuola non sia il luogo della "disciplina dei corpi” ma lo spazio collettivo in cui la condivisione delle esperienze e dei desideri, delle pratiche e dei saperi può essere trasformativa.
Lea Melandri e le Cattive Maestre, in un dialogo intergenerazionale, riflettono su teorie, esperienze e pratiche femministe e transfemministe a scuola.
Sarà un libro che, oltre a far felici noi, aiuterà molt* insegnanti, studenti, genitori, e non solo, a rendersi conto che nuove vie, rivoluzionarie per l'educazione, considerate nel passato "impossibili", oggi sono "reali e possibili".
Dialogo tra una femminista e un misogino
Maddalena Melandri, Dialogo tra una femminista e un misogino, Bollati Boringhieri, Torino 2025
Quarta di copertina:
Vienna, 1903. Al tavolo di un caffè va in scena un dialogo impossibile tra la pensatrice femminista Lea Melandri e il filosofo misogino e razzista Otto Weininger. È l’anno di uscita del suo Sesso e carattere, scritto che avrà ampia risonanza tra pensatori come Wittgenstein, Cioran, Musil, Joyce, Svevo, e che teorizza nero su bianco che la donna è «soltanto materia», «assenza di senso». Pochi mesi dopo, Otto Weininger, appena ventitreenne, si sparerà nella stessa stanza d’albergo in cui era morto Beethoven.
In Italia sarà Sibilla Aleramo a leggere tra le prime Sesso e carattere e a diffonderlo, quando, a ridosso della pubblicazione della prima traduzione italiana, nel 1912, scriverà: «È un libro che desidero da molto tempo di leggere, perché deve essere ciò che di più intelligente finora è stato scritto contro la donna». Più di un secolo dopo, Lea Melandri vede in Weininger l’intellettuale che meglio di tutti aveva dato voce con lucidità visionaria alla Ragione su cui si era retta fino ad allora la civiltà greco-romana e poi cristiana, da Platone a Kant; il primo a rendersi conto che i «valori» in cui aveva creduto si stavano eclissando. Nella breve parabola tragica del giovane filosofo viennese Melandri vede incarnarsi il crepuscolo dell’Illuminismo: il lascito di un intellettuale incapace di sfuggire all’annodamento tra il sessismo, quale fondamento della Ragione classica, e la religione. Un immaginario corpo a corpo che è anche un viaggio nel tempo alla scoperta delle radici della cultura patriarcale, e dell’eredità che ancora le sopravvive.
TESTATE GIORNALISTICHE
Collaborazione con il quotidiano "Il Riformista"
Gli articoli pubblicati:
https://www.ilriformista.it/author/lea-melandri/
Collaborazione con il quotidiano "Il Manifesto"
Gli articoli pubblicati:












